Nobilis Universitas
Testi a cura dell'Amministrazione
Comunale
Foto di Mimmo Andretta
Circondata di boschi, con
"monti, colline, poggi, piani, valli e
valloncelli che si
innalzano, scendono, si piegano e digradano bellamente quasi col
fine prefisso di rompere ogni monotonia" (da "la luce del
Triona'' di G. Petralia), Bisacquino sorge adagiata sul
ponente fianco del monte Triona (massiccio calcareo compatto
de Trias alto 1215 metri) volgendo lo sguardo al mare eracleo,
alle antiche dolomie di Caltabellotta, alla turrita rocca d'Entella
superbamente svettante dall'incantevole valle del Belice, per
poi perdersi verso l'orizzonte ericino e la gibbosa sagoma del
monte lato. Incerta ancor oggi resta la sua origine.
Alcuni ritengono che sia stata
fondata da una delle popolazioni che in un tempo assai
remoto abitarono il territorio circostante, quali: sicani e
greci, cartaginesi e romani, della cui presenza nella zona
esistono diverse testimonianze. Altri fanno riferimento
all'attuale conformazione urbanistica del centro abitato,
facendone così risalire la fondazione all'epoca della
dominazione saracena.
L'etimologia del nome Bisacquino
può riferirsi al latino "bis-aqua" (molto acquoso) o all'arabo "buieckin"
(padre del coltello). Nell'anno 827, con lo sbarco degli arabi
in Sicilia, Bisacquino venne inclusa nel "Vallo di Mazara". Nel
1183 fu infeudata al Vescovado di Monreale dal Re Guglielmo II
detto il Buono.
Le successive dominazioni sveva,
angioina e aragonese segnarono la vita del paese. L'attuale
aspetto urbanistico è oltremodo pittoresco e suggestivo.
Le strade, spesso sormontate da archi, sono strette, tortuose e
sovente sfociano in vicoli e cortili.